Maria Gareeva
Maria Gareeva
Dietro le sbarre e il filo spinato: una credente di Ufa è stata costretta al ricovero in un ospedale psichiatrico
BashkortostanMaria Gareeva, testimone di Geova di 36 anni originaria di Ufa, si trova dal 22 giugno 2026 in un ospedale psichiatrico, dove è stata inviata forzatamente in base a una decisione del tribunale per sottoporsi a una perizia. Il 6 luglio 2026 l’appello ha riconosciuto la legittimità di fatto della detenzione, ma la credente e la sua difesa sottolineano: il ricovero è illegale e viola i diritti di Maria.
La credente è stata collocata in un reparto speciale perizie psichiatrico-giudiziarie dell’Ospedale Clinico Psichiatrico Repubblicano di Ufa: un edificio separato, circondato da una recinzione alta tre metri, con filo spinato, sorveglianza, telecamere e grate alle finestre.
Nel mese di febbraio il Comitato Investigativo della Bashchiria ha avviato un procedimento contro sei credenti, tra cui Maria Gareeva. Nell’ambito delle indagini preliminari, tutti gli imputati sono stati sottoposti alla consueta perizia ambulatoriale. Nel corso di questa valutazione, come emerge dal ricorso in appello di Maria, il medico "ha di fatto assunto il ruolo di investigatore" e ha minacciato due volte di mandarla in una struttura. La credente si è rifiutata di rispondere alle domande riguardanti il procedimento penale, avvalendosi del diritto costituzionale di non testimoniare contro se stessa, ma ha parlato liberamente della sua vita personale. L’esperto, e successivamente l’investigatore, hanno considerato questo motivo sufficiente per il ricovero. Alla fine, il 22 giugno 2026, il tribunale distrettuale di Ordzhonikidze di Ufa ha inviato la credente a una perizia psicologica e psichiatrica ospedaliera.
Maria ha impugnato questa decisione. “Proprio il mio rifiuto di rispondere alle domande relative al procedimento penale è stato il motivo per cui la perizia ambulatoriale è stata considerata ‘insufficiente’. L’esercizio del diritto costituzionale non può comportare conseguenze negative, e il rifiuto di testimoniare contro se stessi non indica la presenza di disturbi mentali,” si legge nel ricorso presentato alla Corte Suprema della Bashchiria. Maria ha aggiunto che non è mai stata seguita da un psichiatra, non ha mai richiesto assistenza psichiatrica e che i materiali del caso non contengono informazioni su anomalie nel suo comportamento o sviluppo.
La motivazione del ricovero si riduce alla formulazione generica: “per uno studio più approfondito dei processi mentali, per precisare la diagnosi” — un motivo non previsto dalla legislazione russa. Inoltre, l’investigatore ha informato Maria della conclusione della perizia ambulatoriale e del provvedimento di ricovero solo un’ora prima dell’inizio dell’udienza, privandola della possibilità di preparare la difesa.
Maria Gareeva si sta preparando al ricorso in cassazione, restando tuttora nel reparto. Le condizioni di detenzione sono estremamente limitanti: i beni personali, compresa la biancheria intima, vengono custoditi dal personale in una stanza separata e chiusa. Al momento del ricovero a Maria è stato fornito un pigiama di diverse taglie più grande del necessario. In camera è consentito portare solo carta igienica e sapone.
Secondo la posizione del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, il ricovero forzato e infondato costituisce una forma di privazione della libertà, che viola i diritti umani e può causare gravi danni. Non è la prima volta che i testimoni di Geova in Russia subiscono tali trattamenti: nel 2019 Timofei Zhukov, credente di Surgut, fu illegalmente ricoverato in un reparto psichiatrico per 14 giorni. In seguito, riuscì a far dichiarare illegittime queste azioni.






